Scatafascio

CARA DIARIA,

più la vista dalla mia terrazza si fa bella, più il mondo vecchio va a scatafascio con un tonfo sordo eppure udibilissimo.

Questa dissonanza, mai come ora, mi risuona nell’anima in tutta la sua potente incoerenza.

Il mondo vecchio va a scatafascio ma – mentre muore – parla attraverso i vecchi schemi, tenta di imporli quasi fossero un legato da ripartire fra gli eredi all’ultimo minuto, quasi fosse una condizione testamentaria che non può far eseguire forzosamente ma chiede sia onorata per dovere morale e senso di responsabilità.

Il mondo muore, ma mi dice che non devo avere paura, che devo credere a un dopo che si sostanzierà in provvedimenti economici (per coloro non ne beneficiano già ovviamente. Quelli già ci credono al dopo).

Il mondo guarda il dito dell’astrazione e delle forme con cui è uso rabberciare la realtà quando questa si lacera ma mi impedisce la vista della luna che illumina un domani totalmente diverso con cui mi troverò a contrattare.

Il mondo muore, ma mi implora di guardare i dati razionali delle curve perché tutta la forza e il coraggio che mi serve deriva da lì. Mi vuole insegnare a trovare nel dato scientifico la cura per la mia mente ma pretende che questo sia balsamo anche per il mio dolore dell’anima.

Non capisce la differenza: per il vecchio mondo la mente è anche anima, c’è spazio solo per l’uno, per un cerchio perfetto.

Il mondo mi mostra gli eroi di questo momento, ma solo quelli che, essi per primi, si definiscono tali chiedendo, con rabbia, un riconoscimento pubblico.

Al mondo che scompare non interessano gli eroi e le eroine silenziose che raddrizzano la schiena e la postura sotto il peso di questo tempo. Io invece voglio celebrare anche quelli.

Il mondo muore ma si spende perché vengano mantenuti i contenuti di prima (mascherati in forme universali).

Il mondo proroga ma non abolisce le scadenze. Chiede di cristallizzarsi in uno stop, ma inibisce la sosta per pensare in maniera feconda. Predica pazienza, ma solo se è sottomissione alla vecchia modalità di azione. Garantisce tutele ma solo a chi le aveva già prima. E gli altri e le altre? Pazienza. Cureranno l’anima con la mente.

Il mondo muore e con lui tutti i piccoli puntini che lo compongono. Non c’è disegno dall’alto, solo puntini che ce la faranno e puntini che non ce la faranno (secondo la logica del mondo).

Getto ancora uno sguardo alla natura in festa oltre il balcone che celebra la primavera fra le macerie del crollo. E, d’improvviso, non sono nemmeno più sicura che la natura mi sia davvero amica, inamovibile e tetragona com’è nelle sue dolcissime manifestazioni.

Porto la sedia in terrazza e lo spostamento diventa simbolico anche se ancora faticoso (la sedia è pesante). Le foglioline verde tenero a volte mi sono nemiche e il sole avaro di raggi. La luna del dopo mi incuriosisce, ma il dito dell’astrazione mi tira il vestito. Il vecchio mondo muore e ne voglio conservare qualcosa anche se voglio decidere io se onorare o meno la condizione morale indicata nel testamento. E mai da sola (allego foto).

Un pensiero riguardo “Scatafascio

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