La Bottega

E piano piano il carrozzone torna a muoversi e mi sporgo dal finistrino titubante per capire se è solo un’illusione ottica.

Tornano le voci al di la’ delle finestre, il rumore (molesto come sempre) delle auto che passano, tornano gli impegni e le scadenze.

Torna il mondo come lo conoscevo ma più complicato, più normato da regole spesso contrastanti che nascondono la paura, l’incapacità e l’incertezza di chi le scrive.

Torno io e tornano gli altri, affaticati e cauti. Un po’ diversi e molto uguali.

Torna a bruciare la mia rabbia impotente che cerca risposte immediate e mi rimprovera di attendere il niente. Ho l’istinto atavico di ammansirla e farmela amica così. Ma dopo questo lungo percorso capisco che ammansirla sarebbe snaturarla, lei che è così selvatica e libera. La tengo, la rabbia, e mi concentro sul mio desiderio. Se il desiderio è intenso potrà stare anche insieme alla belva senza esserne sbranato vivo e potrà godere del fuoco propellente della sua ira.

Rilancio dunque la mia domanda al mondo e imparo che la mia tenacia è una caratteristica che ho ereditato dalla genealogia femminile a cui, anche se non ne sono (sempre) consapevole, mi ispiro. Sono tutte qui con me e da sopra le loro spalle la vista del mondo è più chiara e aperta. Fa anche un po’ paura ma mi attrae.

Sto creando una bottega di lavoro (cambio termine, non è più uno studio), una laboratorio dove la mattina possa entrare felice, dove il tempo sia a scatti (e quindi non per tutti), dove non ci sia un inizio e una fine, un obiettivo giusto e uno sbagliato, una serie A e una serie B. La bottega è esperienziale e verissima e quindi non è traducibile in formule astratte, nella bottega non sono mai sola, siamo tante e dischiuse, la bottega segue un percorso e lo rilegge e lo cambia in corsa, La bottega non separa e tiene tutto insieme in una comoda placenta.

La mia ripresa è la bottega. La mia ripresa è avere paura e pentirmene e preferire un vecchio e noto disagio, ad una felicità ignota. E però rilanciare il desiderio. E stare in bottega e in questo oscillare continuo e pauroso scoprire che sto disegnando un airone.

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