Gradini

Il primo gradino è il fallimento. Mi sento fallita, non riesco ad approvare le mie scelte lavorative e trovo patetici i miei sforzi di tenere tutto insieme mese dopo mese. Quando tutto crolla intorna in me.

Il secondo gradino è la squadra. Vorrei sentirmi parte di una squadra, vorrei una mano sulla spalla (che mi deve essere, evidentemente, mancata da giovane) e che mi si dica: restiamo con te qualunque cosa accada, ci crediamo insieme a te. Invece di: oh lotta pure. Noi siamo qua e ti guardiamo. Siamo ottimisti, se sei tu a lottare.

Il terzo gradino è la stanchezza e anche l’insoddisfazione.

Il quarto gradino è la tenacia. Voglio mollare, mi dico. E non me lo consento.

Il quinto gradino sono il tempo, l’attesa, il percorso. Mentre io inciampo nei punti, non vedo la strada complessiva. Il tempo passa velocissimo o lentissimo, in ogni caso è elemento incontrollabile che mi mostra spesso un volto di sfida.

Il sesto gradino è, semplicemente, non essere all’altezza .

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