Testimoni

Di buon mattino – quando la sveglia, impietosa, mi certifica l’inizio un’altra giornata in cui mi chiederò se non ho sbagliato tutto, dove ho sbagliato e perchè mi ostini se sbaglio sempre – ho, su dottorale consiglio, chiamato alcune donne a rendere testimonianza.

Che io valgo qualcosa. Che sono viva. Che l’adesso è frutto del prima e del dopo.

Sono così comparse:

  • Kath H. in abito da sera anche se era l’alba, inappuntabile, bellissima e un po’ arrogante. Mi ha ricordato di quando ha preferito dare tutto il denaro che aveva per non subire il ricatto di un produttore senza scrupoli. E che questa enorme perdita economica e di immagine le ha insegnato la responsabilità.
  • Lella, scarmigliata in vestaglia. Ha detto che più incerto del suo mestiere non ce n’è. Che i teatri chiudono sempre per primi. Che ne approfittava per scrivere altro.
  • JKR, slavata, molto inglese con l’aria sempre un po’ sbattuta. Che mi ha detto che la depressione la conosce così bene che ha potuto rappresentarla in personaggi fantastici ma anche nella giovane donna in gambissima al centro di altri romanzi. E io somigliavo un po’ alle sue creature.
  • AOC, col rossetto mat rosso fuoco, che non si fa fermare dalle critiche personali e studia e ribatte con sapienza. Dice che devo ballare come lei e, per l’amor del cielo, di intenderlo in senso simbolico.
  • La dottora, con una fascia rossa fra i capelli, gli occhi di fuoco e la retorica che mi riserva quando mi faccio troppo piccola. E’ lei che ha redatto la lista dei testi e ne ha ottenuto l’ammissione al tribunale. Aspetta il verbale di questa udienza.
  • la R. con i capelli già appuntati in alto anche alle 6 di mattina. Ha testimoniato che, per quanto con gravi lacune, non sarei da bocciare. Che mi impegno. Che potrei fare meglio. Ma non si sentiva di bocciarmi, così, al primo quadrimestre. Comunque dava 5 per abitudine.
  • zia B. che aveva fretta perché poi doveva parlamentare con la figlia su una serie di richieste impossibili che le aveva posto. Ha detto che lei non fa aperitivi con la prima che passa. Che il tribunale traesse le sue conclusioni. Mi richiama per lo spritz.
  • Elevì da dietro gli occhiali. Ha detto che sente parlare dei miei fallimenti da sempre, che si becca le mie intemperanze e miei silenzi da sempre. Ha detto che ne vale la pena. Perché per noi a volte il tempo si ferma ed inizia una bolla personale a due. Non succede sempre ma quando succede, ci sembra che il kairos lo abbiamo inventato noi.
  • mia madre. Che non aveva chiaro perché era stata chiamata. Si è sentita tuttavia di confermare una frase che mi ha scritto via sms qualche giorno fa. Siamo come i moschettieri: uno per tutti e tutti per uno! Dice che le sembra sufficiente;
  • la Ciccia da Roma. Ha tenuto a precisare che se non mi chiama lei io di certo non mi disturbo. Ha voluto metterlo a verbale. Dice però che mi chiama comunque. Mi pare importante.
  • la tedesca. Dice che mi ha insegnato il mindset coaching e il perseguimento dell’obiettivo. Io invece dico che ho imparato da lei l’eleganza nel riposizionarsi quando respinte.
  • mia figlia. Che ha riferito di guardare le serie tv Riverdale e Teen Wolf in lingua originale, ma non per causa mia eh, ma perché il doppiaggio in italiano è davvero brutto, capite. Il giudice non ha avuto per lei altre domande.
  • le maestre. Che hanno testimoniato in due anche se non si può. Loro non ne sapevano niente di questa regola e quindi per loro non valeva. Hanno detto che la mia ammissione alla scuola era la loro testimonianza. E tutti hanno applaudito.
  • le mie compagne di tutte le scuole, quelle recenti e quelle vecchie, perfino quelle che oggi mi hanno inaspettatamente scritto, come a dirmi: abbiamo testimoniato anche noi. Tutte quante. Anche se non ti ricordavi di averci chiamate.

Il tribunale è adesso riunito in camera di consiglio e io sosto con lui anche se non ci sarà sentenza. Ma solo vita, per quanto faticosa.

Esco dall’aula, esausta. Mando il verbale alla dottora. Commossa. Totalmente cambiata eppure identica. Il solito ossimoro vivente.

Ragazze, me ne siete testimoni.

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