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Il primo giorno di vacanza è il più difficile perché mi aspetto sempre una decompressione che, invece, puntualmente, arriva solo più tardi.

Il primo giorno di vacanza lo pretendo ristorativo delle ansie di un anno e stabilisco una barra troppo alta che si rivela tinsuperabile.

Il primo giorno è un’idea, un ideale, un sogno, un’arcadia irrealistica, un’infinita ombra del vero. Me lo racconto e me lo spaccio per possibile, ma è solo perché l’inevitabile delusione è un’irresistibile coperta di Linus: scomoda, di lana urticante, perfino un po’ puzzolente ma nota e dunque tranquillizzante.

Oggi il primo giorno, questa volta vorrei che fosse il primo di una nuova e diversa consapevolezza. Essere qui e ora con tutta me stessa.

Contratto con la realtà, rinegozio, accetto, modifico, confliggo, sbaglio e rettifico, sosto, eccedo. Non c’è un primo giorno e non c’è un punto, c’è un percorso lungo e tortuoso che non posso pretendere di vedere se non salgo un pochino più in alto.

Nel primo giorno ci sono stati una dormita fino a tardi, un fiume e dei panini, una mail inaspettata e in qualche modo gestita, il suono della pallina da ping pong e un nuovo libro.

E sono solo le 7. La giornata non è finita: non c’è modo di mettere l’ennesimo punto.

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