Quando

Quando il dolore mi assale e mi morde/

e le lacrime ingoiano tutto da ingorde/

Quando non ce la faccio, neppure fin là/

quando tutto è una gara di arbitrarietà/

quando la lotta e il resistere non mi bastano più/

e mi sento superflua e fallita, schiacciata quaggiù/

quando non c’è speranza, neppure piccina/

non ci sono soluzioni né una medicina/

quando son senza un’amica, un conforto, nessuna!/

quando sono lontana e di fiducia digiuna/

quando tutto è nerissimo, amaro e pungente/

e io sono invisibile e la mia ansia crescente/

ecco che forse non devo scappare/

ma restare, aspettare, guardare

e sostare/

E mentre il dolore si fa strada danzando, lontanissimo appare, sbiadito, un appiglio./

Sono due! Sono doppie e non rispondono al mondo che le vuole svelate, chiarite e già pronte./

E’ un istante più lungo del minuto più breve, ma lo percepisco e il mio occhio lo vede.

E lo cullo il dolore, lo sento vicino, lo carezzo e addolcisco il suo odore ferino.

Il tempo di scrivere e’ la porta segreta, la penna sul foglio un nuovo pianeta/

dov’è il pianto e’ stellare sopra il vento ed il mare.

E respiro di nuovo e piano piano mi muovo.

Raduna

Arrivo di lacrime amare e salate: ci lotto, le caccio, le voglio negate.

Distillo dagli occhi la rabbia e il dolore, di quando son cieca senza spazio e né cuore.

Ma è l’inizio svelante di bellezze aumentate, di schiusure impensate, di risposte allargate.

Per mano di un’altra tradisco il mandato e appendiamo parole come fosse un bucato..

Il sole, il giardino, il profumo di mare, la pienezza del vuoto e gli istanti d’amore.

Parliamo una lingua che ci vide bambine, che sappiamo a memoria, senza spazio né fine.

Ci scopriamo impreviste e autorizzate a fluire su un piano diverso e con diverso sentire.

Ne esco mancante, nostalgica e accesa: non lo so cosa sono e mi muovo in discesa.

Le lacrime piante eran quelle di figlia, le rivendico fiera e me ne bagno le ciglia.

Le traduco e mi sento di nuovo potente: non lo so cosa voglio, ma son grata e presente.

Esagerata

Esagerata nelle reazioni
immotivate le palpitazioni

Sei inadatta perché troppo brava
sei meticolosa e non importava

E’ un complimento travestito da chiosa
secondo il mio metro tu sei difettosa

Sei troppo allargata, scoperta e già pronta
il mondo ti vuole serrata e frenata: è così che s’affronta.

Son tutta sbagliata dall’inizio alla fine
mi conformo o resisto con mosse meschine.

Poi trovo madri che con fare sapiente,
mi dicono: spostati e sveglia la bimba dormiente.

Solo allora la vedo, la domanda scomposta:
imitavo chi, per me, non può avere risposta.

Respiro di nuovo con aria sicura
sono tutte e me stessa, la do’ io la misura!

Crescere

Le madri iniziano a crescere la prima volta che posano a terra la propria creatura e la guardano andarsene con le sue gambe

Le madri continuano a crescere quando, cercando somiglianze nella propria creatura, trovano che è esattamente il contrario: sono loro che piano piano assomigliano a loro

Le madri si ricordano tutto delle loro creature anche quello che pensano di aver scordato

Le madri c’erano all’inizio di tutto e questa è la loro potenza anche se si perdono durante il percorso

Le madri sono sempre veglianti, tengono traccia del tempo, sanno, tessono e, se la creatura si guarda indietro, le vede.

Le madri sono impazienti di futuro.

Disagio

Disagio massimo
mai superato
nodo infelice che mi lega al passato

Errori multipli che passano in fila
ricadute continue, saran centomila

Sabotaggi istintivi, non paio mai stanca
ma sottraggo un tassello: proprio quello che manca!

Guastatrice addestrata della parte mai doma
ne respingo gli effetti e mi comporto da automa

La scintilla persiste con luce piccina,
la sento lontana e la vedo vicina

Mi sorprendo ogni volta: mi hai trovata di nuovo!
Mi schernisco per prassi ma poi mi commuovo

La stella di un’altra è la fonte di luce,
è il due che, paziente, lo strappo ricuce

La mia gratitudine risuona di giallo
è un consiglio, un regalo che mi incita: fallo!!!

Tempo

Tempo fluido, pesante, pressante

inarrestabile, dirompente, incessante.

Tempo a parte, diverso, incompiuto

che pure lo vedo, lo tocco, lo fiuto.

Due sono i tempi che mi fan prigioniera:

quello che insegue il coniglio di Alice

e quel che al telaio posso ordire intralice.

Mi dibatto nel due e mi sento nessuna

serve interezza e io son mezzaluna.

Son mezzaluna o son pronta e allargata,

svelata ad un due di potenza impensata?

Mi scopro clessidra del mio conto di ore,

sono io quella sabbia che produce calore!

Son due le lancette dai rintocchi leggeri

è un due la misura di tutti i pensieri.

Mi affaccio perplessa alla porta dorata:

l’ormai era un bluff e il presente è una data.

Mi avventuro pian piano sulla soglia, prudente,

(la fiducia è un regalo di cui sono carente)

e mi vedo curiosa, dilatata e già pronta

quando c’è il desiderio, tutto il resto non conta.

LUNA

Luna rotonda, asciutta, ribelle

che prometti le stelle e poi bruci la pelle

Luna nel cielo, lontana, distante

che compari improvvisa, lucente, importante

Luna mi cerchi? Non ti guardo, ti sfuggo,

mi rintano, mi acquatto, il mio ego distruggo

Luna mi ascolti? La mia gola è serrata,

la voce impotente, la parola mai nata

Luna, sei madre dalle mani sapienti,

che proteggi, che curi, dagli abbracci avvolgenti

o sei madre che pecca a sua volta di strappo,

che non vede, non sente, non si incolpa del mondo,

non risponde di niente?

Tu sei tante e nessuna,

sei la strada maestra

e il sentiero che odio perché sono diversa

Luna, l’ho detto fra le righe per caso

l’ho messo su carta a basso volume,

in rime scomposte a forma di stella:

ho scritto di luna ma parlo di quella.

Le lacrime sono

Le lacrime sono la linfa liquida che ci guida al di là della soglia.

Le lacrime sono la rugiada del mattino che a volte ci scordiamo di onorare.

Le lacrime siamo noi ninfe dell’acqua, eteree crisalidi, fiori palustri che galleggiamo su stagni nascosti alla vista.

Le lacrime lavano gli occhi, purificano i sensi, mondano le paure e sfumano i contorni.

Le lacrime sono sintomi di presenza vitale e morbida e postura vigile e comoda.

Le lacrime sono il nostro desiderio nel mondo.

Le lacrime sono di felicità per esserci riconosciute attraverso il frammento materno di un’altra.

Le lacrime le doniamo per lasciare traccia di noi.

Pensiero fermo

Pensiero fermo, già immaginato.

Pensiero storto, imposto e bloccato.

Pensiero vagante che apre la via

pensiero potente di autonomia.

Pensiero alato, perduto, trovato

pensiero estraneo, da vuoto formato.

Pensiero di madre, che traccia la strada

pensiero che cresce e permette che accada.

Pensiero potente che spinge nel vuoto

ma conosco quel ventre: niente mi è ignoto.

In parte

In parte è vedere chiaramente e in parte è voltare la testa per non farlo. E voltarla con veemenza e non girarsi mai più.

In parte è sbirciare lo stesso, fra la trame e l’ordito. Perché il mondo è pieno di buchi e tutto si può vedere e sapere.

In parte è sapere la strada anche senza vedere. E in qualche modo incamminarsi lo stesso, ma camminando all’indietro.

In parte è pilota automatico, abitudine, riflesso involontario. In parte è ostinazione.

E’ una commistione di tutte queste cose che confligge con l’interezza di me.