Sto leggendo la autobiografia di Michelle Obama con la quale, francamente, pensavo di non avere nulla in comune, tanto meno la sua originaria professione. Se è stata un’avvocata di successo e le è pure piaciuto non ha, evidentemente, nulla a che vedere con me, pensavo. E poi ho letto questo.
“C’è un problema fondamentale quando tieni tantissimo a quello che pensano gli altri. E’ un atteggiamento che ti può indirizzare lungo il percorso stabilito – il percorso del “Santo cielo, non è eccezionale?” – e fare in modo che ci resti per molto tempo. Magari ti impedisce di fare deviazioni, persino di prenderle in considerazione, perché quello che perderesti in termini di stima degli altri potrebbe sembrare eccessivo. Magari passi tre anni in Massachusetts a studiare diritto costituzionale e a discutere i meriti relativi degli accordi verticali di esclusiva di normativa antitrust. Per alcune persone può essere un argomento realmente interessante, ma per te non lo è. Magari, durante questi tre anni ti fai degli amici che amerai e rispetterai per sempre, persone che sembrano avere un’autentica vocazione per gli aridi grovigli della legge. Ma tu no, non ce l’hai. Tu non ti appassioni, eppure, in qualunque circostanza, continuerai a dare il massimo. Vivi, come sempre hai fatto, secondo il codice dello sforzo/risultato e continuerai a raggiungere i tuoi traguardi finché pensi di sapere le risposte a tutte le domande, inclusa la più importante: Sono brava abbastanza? Sì, lo sono davvero“. **
Beh, sì mi suona familiare (Il colore rosso è mio e serve infatti a segnalare il passaggio in cui mi identifico totalmente).
Ho tanto voluto nella mia vita l’approvazione degli altri – e non della mera approvazione ma proprio del “Non è Eccezionale?” – e, quando questa, com’era naturale, non è arrivata, l’ho sostituita col mantra del “Sono Brava Abbastanza?” svolgendo io stessa, in maniera autistica, i due ruoli della giudice e della parte giudicata.
Adesso che sono tanti anni che la risposta alle due domande, sul piano lavorativo e di soddifazione personale, è definitivamente no (ed un no bello pesante), mi sento da un lato liberata dalla necessità di conformarmi ad uno standard fasullo che non mi corrispondeva e, dall’altro, completamente persa perchè non ho un metro per misurare quello che ho fatto e ottenuto. Per questo vacillo e sono sempre arrabbiata. Mi cerco e non mi vedo più.
Michelle ha risolto cambiando lavoro (a un’altra età e in un altro Paese, va detto). Io non vedo altre prospettive che destreggiarmi al timone del mio piccolo studio, congratulandomi con me quando chiudo un mese in pari e non in perdita.
Santo cielo, non sono eccezionale?
** Il pezzo fra virgolette è tratto dal libro “Becoming”, autrice Michelle Obama, traduzione in italiano di Chicca Galli, Editrice Garzanti.
