La Routine

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E poi c’è la routine. Mentre cerchi di ingoiare e superare le incertezze sulle strategie da seguire nelle cause, di studiare quello che effettivamente ti serve senza disperderti in richerche inutili nell’economia del caso che hai per le mani, mentre ti preoccupi di confezionare un fascicolo telematico secondo le regole di decreti ministeriali scritti in italiano improbabibile e in linguaggio informatico ancor più improbabile, ecco che devi tener botta alla routine.

Alle decine di mail che arrivano continuamente  con il loro scampanellio funereo e che ti ricordano incombenze, scadenze, pagamenti, ma anche clienti che esigono appuntamenti quando LORO hanno finito di lavorare, controparti che, rimaste mute per mesi, riportano a galla controproposte tutte da valutare e infine, i migliori, quelli che ti chiedono un “parerino veloce veloce”.

Allora scatta un procedimento (imparato col sangue) di prioritizzazione, di smistamento e, quando si può (nel mio caso quasi mai), di inoltro e delega a terzi che ti possano aiutare. Ma intanto ti sei interrotta, hai letto, hai valutato, hai usato energie.

Nel frattempo è arrivata la posta: quella da scendere giù per firmare, quella che quando sei giù risulta essere “tassata” (e devi risalire le scale per prendere i soldi), quella normale in cassetta, quella della poste private.

Nel frattempo squilla il telefono: è il cliente che risponde alla domanda “per cosa chiama?” con “per la mia causa!” e non rilascia altri dettagli, è il liquidatore della Compagnia di assicuratrice che pretende tu risalga al fascicolo dicendoti “é il sinistro della Fiat 600 del 4 agosto, si ricorda?”, è il Collega che dice…. No, però se è un Collega sono almeno le 18.30, tu hai già il cappotto, le chiavi in mano e il casco in testa. Ma si sa il vero avvocato arriva in studio dopo le 4 e telefona dopo le 5 con buona pace delle 12 ore trascorse da quando l’avvocatina ha visto per l’ultima volta i propri figli.

Eppure, certe volte, avere la routine e basta sarebbe bellissimo. Tutto è meglio del lupo.

L’ora del Lupo

Tutti i giorni alle h. 18.00 nel mio studio compare (senza neppure suonare il campanello)  il mio lupo invisibile (cioè invisibile agli altri). E’ cattivo, grigio, con gli occhi di ghiaccio e  si siede davanti al mio tavolo con l’atteggiamento del cliente esigente. Mi guarda dritto negli occhi ed elenca con precisione tutte mie incapacità, declama la mia scarsa conoscenza del diritto e sottolinea la mia sostanziale mancanza di attitudine per la professione che mi sono scelta.

Non pago, riepiloga gli eventi della giornata e mi indica dove e perché ho sbagliato e sottolinea sempre, perfido, che sapevo benissimo di sbagliare mentre lo facevo. Insieme, rivediamo il film della giornata e, in alcune scene, lui salta su tutto contento e dice: qui! qui! è qui che hai sbagliato. Non vedi? Qui è 5 secondi prima di sbagliare. Guardati, scma che sei!

Il lupo torna con me a casa in motorino nel traffico, nel freddo o nel caldo torrido, a seconda della stagione. A casa il lupo però sta quieto perché teme i due figli rumorosi che raccontano le loro giornate e parlano delle cose calde e felici che riempiono le giornate dei ragazzi. Il lupo teme anche il marito che prepara la cena ed elenca le verdure, i carboidrati e le proteine che ci ammannirà alla faccia dello stomaco chiuso che il lupo ha causato.

Dopo un po’ allora il lupo se ne va, non senza ricordarmi, prima di uscire, di come sarebbe bello se qualche pomeriggio coi ragazzi lo passassi anche io e di come potrei cucinare o fare la spesa qualche volta se non tornassi sempre tardi. Però se ne va. E questa è la grande vittoria serale che non devo mai dimenticare. Fino a domani.49896936_2967143199977950_8971401217724907520_n

Il Primo Giorno

Oggi, improvvisiamente, di fronte all’ennesimo pianto davanti al monitor del computer subito dopo aver depositato telematicamente un atto giudiziario per cui ho molto studiato ed essermi maledetta per aver allegato un documento invece di un altro, ho deciso che qualcosa doveva cambiare.

Ho aperto il libro Una Stanza Tutta per se’ di Virginia Woolf e ho letto: “Se ti soffermi a maledire, sei perduta, le dicevo; e lo stesso se ti soffermi a ridere. Un’esitazione, un passo falso e sei perduta. Pensa soltanto al tuo salto, la imploravo, come avessi giocato su di lei tutto il mio denaro; e lei fece il salto, come un angelo”.

Ho quindi pianto ancora, togliendomi perfino gli occhiali per piangerle bene le mie lacrime. Ho condiviso tutto con le mie belle donne Labodif e sto molto meglio. Ah sì, ho preso anche delle goccine che pare servano finché non riesco ad amare la mia parte imperfetta. Temo che saranno mie compagne a vita, ma non è detto.

Sento però che oggi è un primo giorno, anzi con le maiuscole: Primo Giorno. E che faccio un salto e che lo devo scrivere (così magari qualcuno mi tiene). Buona novità a me, piccola avvocata color di zolfo e piena di paure.

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