Avvocato, quanto mi costa una letterina? Domanda senza tempo e che travalica il genere, l’età e la condizione economica dei clienti. la fanno quasi tutti.
La letterina, amici miei, va firmata e la firma implica responsabilità professionale, studio, preparazione, lettura di tutte le carte (anche quelle inutili) che mi avete portato ad esaminare.
Ma non mi nasconderò dietro questa premessa, pur veritiera. Per me la firma è sempre stata uno dei miei spaventevoli e più ricorrenti lupi che tanto mi fanno paura. “Non voglio firmare!” – ho detto davanti al mio primo atto e a tutti gli atti successivi. Non voglio la responsabilità, non lo so fare! Beh non ho proprio detto così e quindi ho firmato ma ogni firma ha portato con se’ enormi patemi d’animo, tantissima insicurezza e sfiducia nei miei mezzi, un folle terrore di sbagliare, tanto che la mia vita lavorativa è sempre stata poco meno che infernale. Pur di avere qualcuno che firmasse con me ho cercato collaborazioni con altri colleghi per poi lavorare solo io, ho accettato di condividere compensi, mi sono nascosta dietro un altro o un’altra, mi sono smaterializzata ed alla fine a non trovarmi più ero proprio io.
E poi, con il tramonto della vita lavorativa così come la conoscevo e i cambiamenti degli ultimi mesi qualcosa è cambiato.
Per cominciare mi è stato detto che noi donne abbiamo (e i figli veri non c’entrano niente) la placenta e “la gestazione la sappiamo”. Quindi siamo madri di idee, progetti, percorsi che concepiamo solo se sappiamo riconoscere (ed attivare) le relazioni con altre donne che consideriamo autentiche per un qualche motivo. Ho dunque pensato che anche se sono molto diversa da un uomo con la cravatta o da una donna in tailleur non è detto che non possa concepire un modo di fare l’avvocata diverso, nuovo e altrettanto efficiente di quello tradizionale. E che ho potuto aspettare venti anni per capirlo e non è un problema. Posso elencare tante donne che fanno le cose in maniera diversa e tanto mi basta.
Poi mi è stato detto: e se sbagli che succede? E accanto all’implacabile è comparsa la bambina bionda che è molto più facile da perdonare e molto più disposta ad imparare dagli errori della Rottermeier. E il terrore di sbagliare si è ammorbidito.
Poi mi è stato mostrato che ci si può mettere in proprio, arredare la propria stanza con bellissimi quadri di donne di una amica pittrice e farcela pur con mille paure. E allora la nuova stanza che mi aspetta nel nuovo studio è diventata un’occasione di ripensare l’ambiente intorno a me e non una camera delle (nuove) torture.
Poi mi è stato detto che nelle mie “farfalle” c’è molta poesia e che scrivere è un modo per capirsi. E io che questa poesia non l’avevo vista, ho potuto un po’ apprezzarla con gli occhi di un’altra e sentire tutta la felicità di ricevere una lettera bellissima che ha attivato una connessione quasi elettrica fra me e chi me l’ha scritta. E forse, leggendomi, mi posso davvero cominciare a capire.
E insomma, adesso, io firmo. Scrivo (anche le letterine!), studio, leggo, parlo, gestisco il lavoro in prima persona e mi sembra tutto nuovo, tutto all’inizio, tutto da giocare. E ho sì, sempre, un po’ di paura ma è più paura dell’ignoto e quindi anche fremito della scoperta, di tutto quello che devo ancora fare, degli errori che mi aspettano, dei successi, degli insuccessi. Firmo da sola e firmo con tutte. Firmo con chi ha creduto in me quando piangevo di notte, con chi mi chiama sempre per prima quando gli succede qualcosa, con chi mi prende in giro quando dico che ho paura, con chi mi guarda perché sono la sua quella.
Firmato: io!




Lo scorso ottobre avevo comprato una poltrona azzurro scuro per la mia stanza in studio. Era un po’ costosa ma mi piaceva e poi volevo un posto dove accoccolarmi in pausa pranzo per leggere o telefonare e staccare da tutto e da tutti. Mi sembrava un po’ strambo avere una poltrona in un ufficio, per questo mi piaceva l’idea. Me la ero concessa come un capriccio, come un premio per la mia resilienza in un lavoro che trovo tanto arduo. La poltrona però appena arrivata aveva davvero completato la stanza, aggiungendo una pennellata di colore, un tassello visivo piacevole che contemplavo contenta dalla mia sedia.