Ho iniziato a scrivere questo blog pensando di aver capito, pensando che se trascrivevo, da alunna diligente, quello mi era stato insegnato avrei trovato la pace mentale, l’quilibrio e la stabilità che mi pare di tanto agognare.
E, come sempre, per un po’ ha funzionato. Per un po’ scrivere qua è stato terapeutico. Scrivevo e mi liberavo del peso. Invecchiava il blog e non io.
E poi non mi è piaciuto più. Era diventato un contenitore di solo disagio senza scintilla di desiderio, senza moto di cambiamento. Era diventato uno specchio che mi ritraeva piccola, brutta e soprattutto sola. Ed era quello che non avevo notato: che ero, ancora una volta, sola!
E invece il blog era nato, come tutto, dalla relazione con un’altra, relazione che avevo dato per scontata. Peggio, l’avevo ridotta ad una mia azione scollegata da tutto, nella mia solitaria battaglia contro me stessa, nella mia personale crociata contro l’ordine dato partendo dall’ordine dato.
Ieri la madre del segmento che ha fatto nascere il blog me l’ha fatto notare e il blog è tornato a fiorire. L’ho riaperto oggi, tremebonda, ma riesco a scrivere. Grazie a lei.
E, sempre oggi, un’altra mi ha fatto notare un altro segmento: ha spostato il mio sguardo su un guizzo che ho avuto ieri sera grazie alla relazione che avevo riattivato e di cui non avevo colto la connessione!
Ho quindi fatto due splendidi, gravi errori. E ne farò tanti altri. E mi vedo coraggiosa che li faccio e li dico. Lo dico tremando e uscendo dalla vecchia me: e mi fa tanta paura e non ho idea di dove vado.
E dunque vado. Venite tutte con me!